Fare yoga: compiere atti di resistenza

Con una cara allieva, li chiamiamo “i nostri atti di resistenza”.
Sono gesti, abitudini, modi di stare nel mondo e prospettive da cui guardarlo in cui ci impegniamo.

Sono azioni e progetti perseguiti con consistenza, volutamente slegati dal nostro lavoro ufficiale, con cui scegliamo di sperimentarci e metterci in gioco, portare a galla parti di noi che, altrimenti, resterebbero silenti e finiremmo per non riconoscere più.

Sono yoga, per come lo intendo io.
Yoga nel suo significato più ampio e più bello: sono modi per restare unite a noi stesse e praticare con determinazione l’arte rivoluzionaria del non arrenderci al poco tempo, poca energia, poco coraggio, poche idee, poco entusiasmo rimasto.

Alcune delle mie allieve ballano il tango e scrivono poesie. Altre pubblicano romanzi o lavori fotografici, si iscrivono a nuove formazioni professionali o cambiano città e vita. Qualcuna torna sui suoi passi e dà fiducia ad un vecchio sogno e altre sostengono il mondo, occupandosi di piante, fiori e animali.
Sono atti di resistenza, sono yoga, sono unione rivoluzionaria con la vita.

Io ho iniziato un nuovo lavoro a maglia. E lo sa il cielo, se riuscirò a finire questa canottiera di cotone entro l’autunno; se riuscirò ad indossarla, almeno una volta. Ma non importa: è un atto di resistenza, prima ancora che un indumento.

Dalla prospettiva dell’insegnamento yogico, questi atti di resistenza potrebbero essere definiti con tre delle parole più importanti, nel linguaggio della nostra pratica: Svādhyāya, Dharma e Karma.

 

Svādhyāya
indica contemporaneamente la conoscenza di noi stessi e lo studio dei testi sacri.
Non è bellissimo, che esista una pratica di vita in cui lo studio amorevole di noi stessi é tanto importante quanto la conoscenza delle nozioni e informazioni teorizzate dai maestri?
Trovare il nostro atto di resistenza ci impone di ascoltarci. Proseguire nel prendercene cura ci chiede di non smettere di stare in una relazione creativa con noi stessi.

Dharma
é il grande ecosistema di essere viventi e cose in cui viviamo.
Come in un ecosistema, ognuno di noi svolge per il mondo una serie di funzioni: é venuto al mondo, previsto e programmato dalla vita, proprio per questo.
Non sottrarci ai nostri atti di resistenza significa partecipare al Dharma del mondo e sentire che il migliore modo per stare al mondo é farlo attraverso le nostre doti.

Karma
é la parola con cui riconosciamo che ogni azione che facciamo genererà delle conseguenze. Anche un respiro o un pensiero creano delle conseguenze; ogni gesto che facciamo o che non facciamo ne crea. Gestire emozioni e pensieri attraverso azioni sane; impegnarci in qualcosa che contribuisce in modo buono all’ecosistema del mondo é il nostro modo, yogico, di onorare la legge del Karma e interrompere il circolo delle conseguenze indesiderate, che così spesso ci troviamo a gestire.

 

E ora vi invito a dichiararlo, a voi stessi, in primo luogo: con quali atti di resistenza volete riprendervi tutti i pezzetti della vostra vita? La nostra vita yoga…

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