Sentirsi forti è praticare la complessità

Il mese scorso mi è successa una cosa letteraria.

Il mio figlio maggiore voleva festeggiare il quindicesimo compleanno nel campo di calcio della pro loco di una frazione vicina. Così ho cercato il loro numero online e chiamato il referente:

“Salve, mio figlio vorrebbe festeggiare il compleanno nella vostra struttura, chiamo per avere informazioni”
“Ma le chi è?” mi risponde la voce dall’altra parte.
“Sono la mamma di un ragazzo che vorrebbe festeggiare…”

“Sì, ma lei chi è?”

La conversazione è andata avanti così per qualche imbarazzante minuto.
Alla fine di quella estenuante lotta alle identificazioni, ormai sconfitta, ho sentito la mia voce dire:
“Io… sono una persona…”

Pensavo che certe cose succedessero solo a me, ma mi sono dovuta ricredere, quando ho trovato un racconto simile nel variegato e trascinante “Microcosmi” di Claudio Magris:

“A Barcis, un paese di mezza montagna nel Friuli, ai confini orientali d’Italia, c’è una Comunità alpestre, col suo bravo centro di documentazione della vita e della cultura di quell’aspra valle nei secoli passati. Incuriosito da un poeta minore dell’Ottocento, che in una delle vecchie case del villaggio ha composto un Inno alla Materia, mi rivolgo a un impiegato per sapere se nella biblioteca si trova qualche suo libro.

“Ma Lei, chi rappresenta?”, mi chiede a sua volta l’impiegato, il quale evidentemente non riesce a concepire che qualcuno possa cercare un libro o andare a spasso per conto proprio.

La domanda è difficile. Certo, sono molte le categorie che potrei dire legittimamente di rappresentare: i bipedi, gli insegnanti, i coniugati, i padri, i figli, i viaggiatori, i mortali, i condomini, ma…

Può darsi che, in quell’appartata provincia, mi si sia rivelato uno dei volti del futuro: un mondo in cui non si vive — né si viaggia, si parla, si legge, si desidera — in prima persona, ma sempre in rappresentanza di qualcosa o di qualcun altro.”

 

È una bella domanda: “Ma io, chi rappresento?”

 

La cultura vedica, che da millenni torna su domande come questa, sposta la questione.
E prenderebbe in contropiede sia il mio interlocutore che il bibliotecario di Magris:

non rappresento un’entità compatta.
Sono l’emergere simultaneo di più funzioni della forza e della coscienza.
Io sono la saldatura temporanea di Agni, Indra e Sūrya.

Agni, Indra e Sūrya sono la forma cosmica delle tre forze attraverso cui esistiamo.

La pratica yoga le riconosce in tre piani — corporeo, percettivo e contemplativo — per renderci leggibili a noi stesse e poi ricomporci nella nostra complessità.

 

Agni è la forza che trasforma: digestione, slancio, metabolismo, volontà di attraversare la vita invece di subirla.

Indra è la forza che interrompe l’automatismo: discernimento, taglio, capacità di vedere ciò che ci governa mentre sta accadendo.

Sūrya è la forza che illumina senza reagire: la possibilità di sostenere la realtà senza frammentarla immediatamente in giudizi, paure, proiezioni.

 

La pratica yoga ci incontra dove siamo, nella nostra esperienza concreta, nei ritmi stagionali, sociali e storici in cui ci troviamo.
Ci insegna a riconoscere dove siamo opache, dove siamo disperse, dove non riusciamo più a trasformare, distinguere o vedere.

 

Attraverso lo Yoga, incontriamo noi stesse in tre angolazioni della stessa esperienza vivente.

 

Agni, Indra, Sūrya: sentirsi forti è praticare la complessità
è il nuovo corso yoga online,
un altro mio tentativo di onorare la vita nelle sue espressioni complesse e talvolta ironiche, attraverso la pratica, il pensiero e il modo di abitare il nostro tempo e luogo.

 

Allo stesso campo di lavoro appartiene anche la lezione gratuita introduttiva al corso: “Nāva: la forza che tiene insieme”: la trovate sui canali YouTube e Vimeo, vi porto nella mia ricerca su Navāsana come postura corporea, percettiva e contemplativa.

 

Nell’intreccio dei tre piani di noi e delle tre forme della forza estiva che attraverseremo nelle prossime settimane, si apre il nostro modo di stare nell’energia: qualcosa da riconoscere nei suoi passaggi, nei suoi ritmi, nei suoi scarti.

Sūrya è il rituale di Erbe Yoga per la stagione estiva.

Una composizione di infusi, oli e idrolati pensata per accompagnare il corpo nei tre momenti del giorno — mattina, pomeriggio e sera — e per restare in relazione con il ritmo della stagione.

 

La cura della nostra energia è un’estensione quotidiana della pratica: attraverseremo l’intensità dell’estate senza perdere ascolto né complessità.

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