Tārā: vivere appieno il ruolo del generatore, creatore, genitore

Sono libera,
di avere fame, bisogno e frustrazione.
Sono libera di considerarlo giusto,
naturale, addirittura.
Sono libera di pretendere ricompense e nutrimento
e di diventare terribile.
Sono libera, anche,
di prendermi responsabilità-
la briga di fare solo quello che genera davvero amore, evoluzione
e di farlo crescere-
ho preparato una pratica guidata gratuita, che ci aiuti ad esplorare e far nostro questo insegnamento, che la filosofia indiana ci presenta, attraverso la figura mitologica di Tārā

Questa settimana ho condotto una lezione su Tārā, la trovate pubblicata nei materiali per il percorso yoga online “Stare in Relazione”.
Tārā è una dea che conosciamo soprattutto per la sua importanza nella filosofia buddhista, ma è dal suo ruolo nell’induismo e nel tantra, che mi lascio ispirare qui.
La Tārā vedica e tantrica è istintiva, passionale, impietosa ed è il simbolo della nostra creatività, del nostro essere generatori, ideatori, sostenitori e genitori di…

Tārā è la prima stella; si è creata per combustione: un grande scoppio e poi luce e calore- siamo questo, tutti quanti, quando creiamo qualcosa, siamo uno scoppio e poi un fuoco.
Tārā guida e motiva le sue creature, perché crescano fino a diventare più grandi delle loro paure e limiti: anche in noi c’è, ed è sacro, il desiderio di veder crescere forte quel che abbiamo creato.
Tārā crea per fame, per rabbia. Crea perchè senza di lei ci sarebbero solo fame e vuoto e lei li sente e non li sopporta. E’ come noi, quando sentiamo un divorante e spasmodico bisogno di…

Tārā ci smaschera e ci restituisce la nostra umanità.
Nessun romanticismo; nessuna creazione per puro amore e basta; nessun sacrificio senza chiedere nulla in cambio.
Tārā pretende nutrimento, dai suoi figli e dalle sue creazioni, altrimenti diventa Ughrā Tārā, “la terribile.”

Davanti all’intelligenza e all’onestà che c’è, dietro alla simbologia di Tārā, siamo liberati e finalmente spronati a costruire una relazione onesta e immensa, con tutto ciò di cui siamo i creatori, con tutto quello che vorremo mai generare.
Siamo tutti Tārā.

 

 

Mentre preparavo questa pratica per gli allievi, molte domande e riflessioni, molti spunti di meditazione mi si sono spalancati davanti.
Il Counseling Vedico ci insegna a non tirarci indietro dal compiere il nostro Dharma, dal compiere il nostro ruolo nell’ecosistema del mondo. Ci insegna che non possiamo stare fermi, a lasciare che sia la vita a viverci. O, meglio, ci ricorda che anche il sottrarci all’espressione di noi stessi ha un prezzo e genererà Karma: il ripetersi tedioso degli schemi che non abbiamo superato, degli insegnamenti che non abbiamo colto e dei modi di vivere che non sono nostri, ma che continuiamo a nutrire.

Nella logica del Dharma e del Karma, noi abbiamo il sublime diritto e il nobile dovere di essere creatori, generatori, origine e fonte di mille cose, esperienze, vite, progetti…

E la figura mitologica di Tārā ci offre tanti spunti, con cui dare forma e personalità al nostro potere creativo e a come gestiamo la relazione con tutto quello che abbiamo creato, a cui stiamo dando forma o che vorremo creare.

La pratica: “Tārā- vivere appieno il ruolo del generatore, creatore, genitore” unisce meditazione e scrittura introspettiva, per aiutarci a definire i ruoli principali del creatore/ideatore/genitore, il nostro modo di incarnare questi ruoli e prospettive ampie e sane da cui osservarci mentre li viviamo.

 

 

 

 

 

 

Qui sotto, lascio la trascrizione dell’audio. Le parole sono le stesse che dico nella meditazione guidata; le ho trascritte qui per chi preferisce leggere e riflettere sul testo scritto, piuttosto che farsi guidare dalla voce.

“Ti invito a metterti seduto o seduta comodamente e a prendere carta e penna vicino a te, in caso ti serva di annotare qualche riflessione.
In questo esercizio di Counseling Vedico ti accompagnerò in una meditazione, scandita da domande che, arrivando alla tua mente rilassata e liberata dagli schemi di pensiero abituali, ti potranno portare a riflessioni nuove, comprensioni e illuminazioni e, perchè no, cambiamenti consapevoli e consistenti.

Chiudi gli occhi e immagina calare tutt’attorno e dentro di te un grande buio. E’ da questo buio, che nasce Tārā, la dea che sa generare e creare, che sa riconoscere il desiderio e il bisogno e sa tramutare la fame in un atto da cui nascerà qualcosa di nuovo.

L’aspetto che mi colpisce di più è quello di Tārā che crea per fame: è una dea, una donna, una persona, che non si nega bisogni e desideri, che non ha paura di riconoscersi “mancante di…” e non ha paura di essere arrabbiata per le mancanze che la affamano.
Prova a chiederti: “Di cosa ho fame? Di cosa e di chi sento la mancanza? Quali bisogni insoddisfatti mi rendono rabbiosa, collerico e umana o umano?”
Lasciati scorrere dentro queste domande e poi prenditi il tempo per formulare una tua risposta, magari scrivendola.

Un altro aspetto che mi commuove della simbologia di Tārā è che in lei non c’è la pretesa di creare per amore e sacrificio: Tārā crea con devozione il mondo intero, ma poi ha bisogno della sua attenzione, del suo riconoscimento. Questo genera una relazione di scambio, con i frutti della sua creazione; c’è qui, di nuovo, un’incursione nella filosofia del Karma. Tārā non è costretta a creare; le sue creature non sono costrette a gratificarla ma lei ha tutti i diritti di arrabbiarsi, di infuriarsi e di smettere di investire in quello che non funziona più, nelle relazioni che non sono di vero scambio.
Ancora, prova a chiederti: “In quali contesti e relazioni non ricevo nutrimento, pur avendo dato fuoco, calore e presenza?”
Lasciati scorrere dentro queste domande e poi prenditi il tempo per formulare una tua risposta, magari scrivendola.
Contrariamente agli stereotipi, che ci depistano dalla vera pratica yogica e non ce la fanno conoscere a fondo, anche la nostra pratica prevede che ci arrabbiamo: l’importante è che quella rabbia sia poi canalizzata in un cambiamento, in un nuovo atto creativo ed evolutivo.

Tārā è anche una traghettatrice: porta le sue creature attraverso l’oceano dell’ignoranza e le fa crescere, evolvere.
Un’ultima volta, allora, chi di gli occhi: “Che cosa e chi, tra le mie creazioni, ha bisogno di essere motivato, nutrito, fatto crescere e liberato dai suoi limiti.”
Anche questa volta, lasciati scorrere dentro queste domande e poi prenditi il tempo per formulare una tua risposta, magari scrivendola.”

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