30 Gen Quando pratichiamo il Tāṇḍava, siamo Taṇḍu e siamo Śiva
Il Tāṇḍava tantrico è una danza,
perchè il movimento è l’unico strumento con cui si possa
stare nell’intensità delle cose:
se sto ferma, posso sostenere o trattenere,
ma non farmi attraversare e mai scaricare
se penso e parlo soltanto posso elaborare,
ma mai attraversare e cambiare.
Se mi muovo divento l’esperienza stessa:
kriyā . azione. क्रिया
spanda . vibrazione . स्पन्द
kāla. tempo . काल
Nello Śivaismo Kaśmiro, il Tāṇḍava
non è un movimento estetico e strutturato,
è il movimento di quando le cose non possono più restare come prima-
una situazione da sbloccare,
un respiro che lascia spazio al successivo,
il naturale scorrere che hanno le cose, quando non le teniamo ferme a forza.
Il Tāṇḍava è la danza di Śiva,
ma anche la grammatica gestuale di Taṇḍu,
il saggio che un giorno vede Śiva danzare
e invece di scappare, resistere, negare l’evidenza
resta, osserva, impara
diventa maestro.
Quando pratichiamo il Tāṇḍava, noi siamo Taṇḍu e siamo Śiva:
approcciamo l’intensità delle cose, finchè il loro impatto diventa orientamento
finchè siamo
nella posizione mentale, fisica e relazionale che serve
per viverle, capirle, partecipare,
essere piene, nel loro svolgersi libero.
Il Tāṇḍava non è una danza classica e strutturata,
non chiede un corpo già lavorato ed educato;
ci prende dove siamo e ci raffina,
insegnandoci come attraversare le cose,
come restare,
come reggerle.
Il Tāṇḍava ci forgia pian piano:
la coscienza del respiro, che lo che trattiene tra un gesto e l’altro,
la percezione della vibrazione, che attraversa il corpo,
la sensazione di non volersi staccare da ciò che accade, di poter stare.
“Azione Yoginī:
l’impatto mentale, fisico e relazionale di un corpo che resta”
è la nuova lezione per il ciclo Yoginī Abhyāsa,
per essere Taṇḍu, essere Śiva,
essere presenza intensa.
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