19 Dic Sul fallimento, verso un Āśrama sonoro
Il mio professore universitario di sanscrito lo chiamava Dattā, come fosse un amico – e probabilmente lo era.
Forse lui e Dattā si erano conosciuti molto bene, nelle lunghe ore che il prof. passava in meditazione, prima di immergersi, ancora assorto ed estasiato, nella città, nell’università, negli studenti.
Dattātreya è un saggio, una figura mitologica indiana amata da molte tradizioni diverse, e in me risveglia due immagini: il prof. Rigopoulos che cammina, alto e assorto, nel suo studio affacciato sul Canal Grande; e un omino piccolo e ossuto che parla al vento e agli animali del bosco.
Dattātreya è il saggio che riceve l’illuminazione non dai testi sacri, non da un maestro, ma dalla Natura: capì il senso della vita ascoltando il bosco.
Imparò il non attaccamento dal Vento, e la fatica e la scelta di dare vita e nutrimento dalla Terra.
Ci si illumina anche così,
osservando silenziosamente la Vita e la sua naturalezza.
Un anno fa, in questi stessi giorni, leggevo libri sulle piante e sul design degli orti.
Qualche mese dopo, poco prima dell’inizio della primavera, ho iniziato a costruire il mio, in un angolo di terreno ancora libero, proprio dietro casa.
Un giorno, mentre scavavo buche con l’aiuto di Giacomo, dei ragazzi, della terra invernale e morbida, delle belle giornate di febbraio, il nostro vicino si è affacciato alla recinzione che ci separa.
Potrebbe quasi assomigliare alla mia immagine di Dattātreya: il fisico magro, un segreto energetico che non scoprirò mai a tenerlo così attivo nonostante gli anni, e quei grandi baffoni bianchi.
Il vicino–Dattātreya sa guardare le nuvole e capire se pioverà davvero, nonostante quel che dice il meteo; passa il tempo a parlare con la sua gatta, che osserva tutto come se capisse e già sapesse il destino di ogni cosa; e mi regala verdure bellissime, che sanno di speciale.
«E… se fallisci?»
mi dice, guardando lo scavo di un’aiuola che si riempiva prima di legni grandi, poi di rametti, poi di terra, cenere, compost e materiali leggeri, fino a diventare una piccola collinetta da coltivare.
«… Se fallisci?»
Ho guardato il suo sorriso sotto i baffi bianchi: non c’era traccia di malizia, solo sincera preoccupazione per la fatica che stavo facendo e che stavo chiedendo ai miei aiutanti.
«Il fallimento non è previsto» gli ho risposto.
Lui ha stretto un po’ di più gli occhi azzurri e pieni di vita ed è rimasto in silenzio, a osservare. Come Dattātreya.
Se fallisco, la cosa migliore e la cosa peggiore che può succedere è che la Natura mi mostri come vanno e come devono essere davvero le cose.
Perdo un orto. Guadagno una Maestra.
Un anno dopo, in un momento di pausa tra uno scroscio di pioggia e l’altro, alzo gli occhi sull’orto.
Il fallimento non è previsto, perché non esiste.
Esiste solo la Natura, il suo impeto di Vita, la sua intimità con la Vita, che sa esattamente dove andare, e ci andrà comunque, con o senza di me.
Ma io posso guardarla e lasciarmi illuminare dal suo scorrere.
Posso – e devo – continuare a dare vita e nutrimento, insieme a lei.
Dattātreya ha illuminato se stesso e milioni di discepoli – compreso il prof. di sanscrito – con il suo silenzio.
Il mio vicino mi ha illuminata con una domanda, tra un silenzio e l’altro.
E se il fallimento non esiste, se è solo un’etichetta che nasconde un insegnamento arrivato in modo scomodo, allora mi dico che è arrivato il momento di costruire un altro pezzo del mio modo di onorare i silenzi e le parole, i Maestri, gli insegnamenti e la Vita.
Un anno fa muovevo i primi passi verso la costruzione di un orto sperimentale ed energetico.
Oggi osservo in silenzio le prime parole del mio podcast, che si muovono verso di voi.
La Vita Yoga – il podcast
è uno spazio per onorare la mia ricerca sull’insegnamento vedico e sul modo in cui sa illuminare il quotidiano.
È un Āśrama sonoro,
in cui portarvi nei miei studi mentre camminate, vi riposate, coltivate la terra, festeggiate e vi raccogliete in voi. Mentre vivete, con le orecchie arricchite da silenzi e parole che spero saranno preziosi per la vostra mente quanto lo sono per il mio cuore.
Āśrama Sonoro è la prima puntata del podcast e la potete ascoltare su Spotify o YouTube.
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